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Psicoterapia online in casa famiglia

“L'unica cosa di cui non dobbiamo aver paura è la paura stessa”
Franklin Delano Roosevelt

 

In un tempo che corre veloce come quello di oggi, improvvisamente tutto si ferma, si “congela”, rallenta.
Anche il fantastico ed incessante turbinio che contraddistingue il sociale ne è colpito, sebbene cerchi di scuotersi un po' per poter ripartire quanto prima. Nel sociale, infatti, siamo chiamati quanto mai a produrre risposte in tempi rapidi, ad esserci sempre e comunque, accanto a chi ha bisogno di noi.

Essere psicologa-psicoterapeuta oggi più che mai diventa dunque imprescindibile dall'essere realmente e concretamente al fianco delle persone più fragili.

Ma cosa succede quando questa vicinanza viene resa impossibile?
Cosa succede quando la relazione, che da sempre è la bussola attraverso la quale si naviga nell'incertezza delle acque tempestose, viene resa difficoltosa, anzi...vietata, a causa della diffusione di un virus pericoloso e sconosciuto?
Come spiegare a delle donne fragili, spesso deprivate dei rapporti affettivi di base, per le quali dunque la costruzione della fiducia e della vicinanza sono una conquista terapeutica, che tutto questo oggi, dovrà cambiare forma?
Questi ed altri ancora sono interrogativi che mi sono posta e che penso sia necessario guidino costantemente le scelte ed i passi incerti di qualsiasi psicoterapeuta in questo difficile momento storico e sociale.
In casa famiglia qualsiasi azione assume un valore relazionale, persino le “non azioni”, è dunque importante soprattutto in un'ottica terapeutica, riuscire ad avere sempre presenti i propri confini interni, saper riflettere su ciò che accade con l'altro e nell'altro nell'interazione con noi: ammetto che temevo di perdere parte o tutto questo trasformando le sedute di psicoterapia dal vis à vis alla modalità online.
Non è stato così.
A seguito degli ultimi sviluppi legati al covid-19 e al successivo decreto legge, le sedute di psicoterapia sono proseguite attraverso lo strumento della videochiamata tramite whatsapp (applicazione che tutte le donne ospiti possiedono e accessibile a tutte): la dotazione di un cellulare di lavoro ha reso possibile stabilire parte di quei confini che temevo di perdere, soprattutto ricorrendo alla videochiamata whatsapp rispetto ad altri software più “professionali” o dedicati come possono essere Skype o Zoom.
Ciò che ho notato mi ha sorpresa enormemente: dopo un iniziale momento di necessario ambientamento, i contenuti emergono quasi più fluidamente, in maniera autentica, sincera, sentita. A tratti ci si sente forse più “liberi” di aprirsi.
Si comincia ad esplorare la casa: ogni mamma cerca un angolino che possa essere un “posto sicuro” nel quale incontrarci.
Anche quei posti, nel tempo assumono un valore ed un significato: parlano di noi, del nostro rapporto, ma anche molto di ognuna di loro, del proprio modo singolare di cercare protezione, accoglienza, affetto.
Abbiamo riflettuto, che “grazie a questa esperienza”, per la prima volta alcuni spazi della casa hanno “preso vita” e sono stati esplorati, oltre che esser diventati quasi dei rifugi per momenti difficili, ai quali poter tornare anche in assenza della seduta.
In realtà rifletto, mentre le ascolto, che l'uso di uno spazio “altro” che si configura un po' come uno spazio transizionale (alla Winnicott) tra me ed ognuna di loro, è una grandissima opportunità per la possibilità di sperimentare nuovi scenari relazionali, nuove possibili configurazioni.
Lo spazio, in casa famiglia, ai tempi del covid-19, diventa dunque un tema fondamentale di cura, di esplorazione, di fantasia, di vita.
Questo è reso tanto più possibile dall'uso di uno spazio intermedio tra me e loro, che è anche quello della videochiamata, che ha permesso e permette di sperimentare nuove emozioni e modalità di essere insieme, cercando di superare questo difficile momento.

Ed ecco dunque che l'incontro si realizza, ancora un volta, al fianco di chi ha bisogno di aiuto, nel modo migliore possibile e consentito.

Percorso

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